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Ohi mamma: Gigi e Andrea di nuovo insieme... in una tournèe teatrale!

Ohi mamma: 

Gigi e Andrea di nuovo insieme...

in una tournèe teatrale!



A grande richiesta, il 2013 vedrà ricomporsi a teatro il duo comico Gigi e Andrea, con la tournèe “Ohi mamma”, che avrà come tappa anche la Sicilia (dopo l'Emilia Romagna), dove i due artisti si esibiranno dal 13 al 15 Dicembre, presso il Teatro Jolly di Palermo, per poi proseguire in altre zone, sia della regione Sicilia che nelle principali città d’Italia. Lo spettacolo teatrale prende il nome dall’omonimo libro che Gigi Sammarchi ed Andrea Roncato pubblicarono nel lontano 1986, scritto di loro pugno con la collaborazione di Giorgio Faletti, ed edito da Longanesi editore. Il testo, che ebbe allora molto successo ma che risulta attualmente fuori commercio (ed è difficilmente reperibile anche su internet, con rammarico per molti dei loro fans), racchiudeva tutti i loro più celebri sketch, in cui Andrea interpretava il suo più celebre ruolo, quello della “mamma” di Gigi, figlio scapestrato e un po’ mammone.



Vastissima è la carriera dei due comici bolognesi, a partire dal loro esordio sul finire degli anni ’60, quando furono scoperti dall'amico cantante Francesco Guccini, che a loro affidò alcuni tra i suoi brani più ironici e cabarettistici (che confluiranno nel 1973 nel suo album dal vivo "Opera Buffa"). Il duo canta e recita in tanti locali della Romagna, improvvisando sketch e in particolar modo Andrea predilige il simpatico ruolo della mamma: agghindato da donna, con tanto di ferri da maglia, racconta tutte le sue disavventure col marito e col figlio Gigi, intercalando con le famose frasi "Stai attento che come t'ho fatto ti disfo!" e "Come t'ho dato alla luce ora te la spengo!"... 



Dopo anni di esibizioni nei locali, e soprattutto nel celebre locale di Francesco Guccini, l'Osteria delle DameBologna, nel 1977 il duo debutta in televisione: si tratta di uno spettacolo legato alla Lotteria Italia, "Io e la befana”, mentre nel 1984 partecipano ai programmi "Hello Goggi" e "Premiatissima". Nel 1986 Gigi e Andrea sono in tv tra i protagonisti di "Grand Hotel", e conducono poi vari programmi televisivi, tra cui "Sabato al circo""Le cose buone della vita" e "20 anni", mentre al cinema approdano nel 1982 con il film "I Camionisti", ma raggiungono la vera celebrità come attori grazie al regista Sergio Martino, in film facenti parte del cosiddetto filone della "Commedia all'italiana" (e oggi diventati dei cult): "Acapulco, prima spiaggia... a sinistra", "L'allenatore nel pallone" e "Mezzo destro mezzo sinistro"Il duo comico  vive per tanti anni un grande e meritato successo, fino all'inevitabile separazione: Roncato prosegue la sua carriera artistica da solo, recitando in vari film, mentre Sammarchi fa vita ritirata, preferendo stare lontano dai riflettori, ma proseguendo comunque la sua carriera artistica (è da ricordare la commedia "Toccata e Fuga", di Derek Benfield, nel 2001). Tra i film con Andrea Roncato di questi anni ricordiamo: "I pompieri", "Vacanze di Natale", "Anni 90", "Anni 90 parte II", "Gli inaffidabili" e "Simpatici & antipatici"




Dopo il grande successo personale e artistico, ottenuto come co-presentatore nel programma "Domenica in",  vediamo Andrea Roncato nelle serie televisive  "Don Tonino" (insieme a Gigi Sammarchi), "La voce del cuore", "I Misteri di Cascina Vianello" e "Carabinieri". Nel gennaio del 2008 è uscito il sequele del'"L’allenatore nel pallone", che ha visto di nuovo sul grande schermo Andrea Roncato; è del 2008 anche l'atteso ritorno di Gigi e Andrea a teatro, con il Musical "Un amore grande grande", di Sandro Mayer (insieme a Manuela Villa). E’ uscito l'11 novembre del 2011, in tutte le sale cinematografiche, il nuovo film di Pupi Avati"Il cuore grande delle ragazze", tra i film in concorso presso la VI edizione del Festival Internazionale del Cinema di Roma, e che ha visto tra i protagonisti anche Andrea Roncato. A questo film per il cinema, ne seguirà poi, nel 2012, anche uno per la televisione, dal titolo "Un matrimonio", sempre con Roncato e di nuovo diretto dai fratelli Avati. A partire da dicembre del 2012 Andrea Roncato ha iniziato una tournée teatrale con lo spettacolo "Il marito di mio figlio", di Daniele Falleri, che ha riscosso un ottimo successo di pubblico, registrando il tutto esaurito, ma siamo certi che, visti i buoni presupposti, anche la loro tournèe del 2013 darà ottimi frutti…

Per altre info o contatti visitate i seguenti link: www.andrearoncato.blogspot.it, www.teatrojolly.it

(27/07/2013)



Adele Consolo

Kalat Nissa Film 2013

Festival di corti Kalat Nissa Film 2013:

tante le sorprese... ma anche le conferme!



Il concorso internazionale di cortometraggi Kalat Nissa Film Festival, che si terrà nella città nissena il 27, 28 e 29 Giugno 2013, prende il suo nome dall'antico nome arabo della città di Caltanissetta, "Qal'at al-nisā" (che letteralmente significa “castello delle donne”). Il festival è organizzato dall'Associazione cinematografica e culturale Laboratorio dei sogni, in collaborazione con due Istituti Superiori IISS "Sebastiano Mottura"e IPIA "Galileo Galilei". Il festival ha ottenuto recentemente il patrocinio dell'U.P.I. (Unione province italiane), della Regione Siciliana, della Provincia regionale di Caltanissetta, del Comune locale e anche della Pro Loco. Il Festival ha avuto inoltre la certificazione di qualità Top Video dalla Rivista nazionale "Tutto Digitale", ambito riconoscimento, che mira a segnalare tutte quelle manifestazioni alle quali siano stati riconosciuti quei criteri di professionalità, competenza e correttezza che esige tale certificazione.




La manifestazione è nata con la finalità di valorizzare e promuovere il cortometraggio come forma espressiva particolarmente incisiva, per sviluppare le potenzialità dei linguaggi artistici dei nuovi media e rispondere alle esigenze di crescita culturale dei giovani registi emergenti, che continuano a stupirci con le loro capacità creative. Il Kalat Nissa Film Festival non è stato pensato soltanto come un Concorso, ma come un vero e proprio Festival con la logica di un "evento interattivo". Mostre fotografiche, di satira vignettistica, workshop, seminari ed incontri con personaggi del mondo del cinema e dello spettacolo ed eventi vari fanno infatti, da cornice al Festival. All'Associazione cinematografica e culturale Laboratorio dei sogni sono arrivati ben 232 cortometraggi da tutte le parti del mondo; una giuria tecnica, composta da registi, tecnici del settore cinematografico ed artisti di fama nazionale ed internazionaleogni anno ha scelto i migliori corti realizzati e ha premiato alla fine il vincitore assoluto del Festival.


I nomi dei presentatori che nei tre giorni del Festival internazionale del cortometraggio si confronteranno con un pubblico molto esigente, costituito da esperti ed appassionati di cinema e spettacolo; per la prima volta la manifestazione sarà presentata per tutti e tre i giorni (dal 27 al 29 Giugno 2013) dal simpaticissimo prof. Giovanni Nanfa, ormai sempre più spesso presente a Caltanissetta, perché Presidente onorario dell’Associazione cinematografica e culturale “Laboratorio dei sogni” e Direttore artistico della manifestazione. Ad affiancare Nanfa, nei due giorni di concorso ci sarà la cantante jazz Antonella Catanese, mentre il 29 Giugno Rosaria Renna, che presenterà con il “professore” la serata di gala, all’interno della splendida location della Grande Piazza di Caltanissetta. Ma sul palco del Kalat Nissa film festival, per l'edizione 2013, ci saranno tanti altri artisti, tra cui l’artista Barty Colucci e, per il secondo anno consecutivo, l'attore Andrea Roncato,  molto amato dal grande pubblico, per le sue interpretazioni in innumerevoli film, spettacoli televisivi e teatrali. La sua filmografia annovera infatti un massiccio numero di "cult" cinematografici, ma negli ultimi anni è stato anche apprezzato dal regista Pupi Avati, che ha fatto scoprire al pubblico il nuovo profilo dell'attore nel film “Il cuore grande delle ragazze”, uscito nel 2012, che ha visto tra i protagonisti anche Cesare Cremonini e Michela Ramazzotti. A breve il film televisivo per le reti RAI “Il matrimonio”, sempre diretto dai fratelli Avati. "Agli organizzatori -si legge in una nota- l'attore ha espresso con entusiasmo il piacere di far parte nuovamente di una “squadra” così allegra e motivata...


(12/05/2013)
Adele Consolo

Pedro Almodovar ritorna alle sue origini

Gli amanti passeggeri sbarcano in Italia:

con una commedia ironica e trasgressiva

  


E’ da poco uscito nelle sale (il 21 Marzo 2013) il nuovo film dello spagnolo Pedro Almodovar, dal titolo Gli amanti passeggeri.Nel cast artistico troviamo, oltre a Penélope Cruz e Antonio Banderas (onnipresenti attori delle sue pellicole), Carlos Areces, Paz Vega, Raúl Arévalo, Blanca Suárez, Lola Dueñas, Cecilia Roth, José María Yazpik, Hugo Silva, Antonio de la Torre, Miguel Ángel Silvestre, Carmen Machi. La sceneggiatura, scritta come sempre dal regista Pedro Almodovar, parla di un gruppo di personaggi che si trovano a dover gestire una situazione di pericolo su un aereo della compagnia Península 2549, diretto a Città del Messico.



Un guasto tecnico metterà a repentaglio la loro vita sull'aereo. I piloti, professionisti esperti e pronti ad ogni evenienza, faranno il possibile per trovare una soluzione insieme ai loro colleghi del Centro di Controllo. Nel panico, tutti avranno mille pensieri per la testa, ripenseranno alle loro vite e cercheranno di non lasciare niente in sospeso col passato. Gli assistenti di volo ed il commissario di bordo sono personaggi-macchiette, che di fronte al pericolo cercano di mettere da parte le loro personali vicissitudini e s'impegnano per garantire ai passeggeri il miglior viaggio possibile, in attesa che venga trovata una soluzione.

 

La vita in cielo è complicata quanto lo è sulla terraferma ed i protagonisti cercano allora rifugio nella trasgressione, un misto tra sesso, droga e musica, come ai tempi dei figli dei fiori, per evadere dalla paura della morte. Non è escluso che ci sia un lieto fine a tutto questo, ma i perbenisti e moralisti di tutto il mondo non apprezzeranno di certo un film del genere, come tanti altri film di questo genio molte volte incompreso. Forse, come tanti, sarà rivalutato dopo la sua scomparsa, oppure le nuove generazioni sapranno capirlo, perché meno rinchiuse in rigidi schemi mentali. Si tratta insomma di un film che lascia lo spettatore non solo con il fiato in sospeso, ma anche con la testa tra le nuvole...  


(19/04/2013)
Adele Consolo

Franco Califano: Non escludo il ritorno

Il Natale di Roma del 2013...

...celebra un grande Maestro!




ROMA-
Chi “bazzica” (oppure “ha bazzicato”) la Capitale, sa bene che il 21 Aprile a Roma è un giorno importante, e perciò ogni anno si tiene una grande festa, in occasione del cosiddetto “Natale di Roma”. Conosciuta anche con il nome di Romaia, è una festività laica legata alla fondazione della città di Roma, festeggiata proprio in questa data. Secondo la leggenda, narrata anche da Varrone, Romolo avrebbe infatti fondato la città di Roma il 21 aprile (del 753 a.C.). La determinazione della data al 21 aprile, riportata da Varrone, si deve ai calcoli astrologici del suo amico Lucio Taruzio. Da questa data in poi, derivava la cronologia romana, definita con la locuzione latina Ab Urbe condita”, ovvero "dalla fondazione della Città", che contava gli anni a partire da tale “presunta” fondazione... Quest’anno sarà per molti un giorno ancor più speciale, perché nella zona dei Fori Imperiali ci sarà un grande concerto, dedicato all’artista Franco Califano, recentemente scomparso. Il grande evento si chiamerà “Franco Califano: Non escludo il ritorno”, dal titolo di una sua canzone, presentata a Sanremo nel 2005. Ma tra le tante interessanti iniziative in agenda ci sono anche la festa italo/argentina A passo di tango in onore di Papa Francesco (sabato 20 aprile) a piazza del Popolo, e alcune visite guidate a Palazzo Senatorio in Campidoglio (domenica 21).



Il grande concerto-evento è promosso dall’Assessorato alle Politiche Culturali e Centro Storico di Roma Capitale, con il coordinamento organizzativo di Zètema Progetto Cultura e con la direzione artistica di Edoardo Vianello ed Elio Cipri. Ci sarà “no-stop” per circa sei ore, dalle 18.30 alle 24.00, con cui il mondo dello spettacolo renderà omaggio al grande artista, autore di brani indimenticabili nella storia della musica italiana. A condurre la serata sarà Fabrizio Frizzi, supportato dagli interventi di: Barbara D’Urso, Miriam Leone, Claudio Lippi, Giancarlo Magalli, Tiberio Timperi. Si alterneranno sul palco, per eseguire dal vivo alcune canzoni di Franco Califano, molti colleghi artisti: Fred Bongusto, Luisa Corna, Simone Cristicchi, Peppino di Capri, Giò Di Tonno, Lando Fiorini, Enrico Giaretta, Max Giusti, Gianluca Grignani, Alberto Laurenti, Antonio Maggio, Neri Marcorè, Amedeo Minghi, Mariella Nava, Marina Occhiena, Pandemonium, Raf, Enrico Ruggeri, Syria, Anna Tatangelo, Vianella, Edoardo Vianello, Federico Zampaglione.



Sono inoltre previsti interventi di: Marino Bartoletti, Evaristo Beccalossi, Gianfranco Butinar, Bruno Conti, Vincenzo D'Amico, Christian De Sica, Totò Di Natale, Pippo Franco, Bruno Giordano, Pino Insegno, Maurizio Mattioli, Mita Medici, Franco Melli, Gianni Minà, Enrico Montesano, Adriano Panatta, Dario Salvatori, Enzo Salvi, Andrea Vianello. Inoltre sono attese ulteriori partecipazioni a sorpresa. Tra le tante splendide canzoni del cantautore romano che saranno proposte al pubblico: La nevicata del ’56, Fijo mio, Roma Nuda, Un’estate fa, La mia libertà, Da molto lontano, Sto a cercà lavoro, E la chiamano estate, Io nun piango, M’ennamoro de te, Minuetto, Un grande amore e niente più, Baciami per domani, Nun me portà a casa, Gratta gratta amore mio, Questo nostro grande amore, Non dormi manco te, Cos’è l’età, Una ragione di più, La musica è finita. Ma non potrà mancare anche la canzone Non escludo il ritorno, frase scelta persino per il suo epitaffio...

Per altre info visitare il seguente sito: www.comune.roma.it

(19/04/2013)

Adele Consolo

Nuovo film per Enrico Brignano

Con Enrico Brignano... Ci vediamo domani!



E’ appena uscito nelle sale italiane (precisamente l’11 di Aprile) il film Ci vediamo domani, di Andrea Zaccariello, che dopo Bianca come il latte, rossa come il sangue inserisce le tematica della ricerca del lavoro e della morte, attuali purtroppo in questo periodo di  crisi... Il protagonista Marcello Santilli (interpretato da Enrico Brignano), infatti si trova in difficoltà economiche ed è costantemente in cerca di lavoro, per riguadagnare la fiducia e la stima della moglie (interpretata da Francesca Inaudi), e di una figlia, che ormai lo considera un fallito e non gli porta più rispetto.



Costretto a rischiare il tutto per tutto, Marcello decide di improvvisarsi come impresario funebre, e, venuto a sapere dell'esistenza di un paesino in Puglia popolato solo da ultraottantenni, decide di localizzare lì la sua nuova attività di becchino. Peccato però che i vecchietti del luogo paiano essere immortali e, non avendo più nulla da perdere, con una casa e una vita alla spalle, si godono senza pensieri e preoccupazioni il tempo che rimane loro, a differenza dello sfortunato imprenditore che è sempre più disperato...



Nel cast troviamo anche gli attori Burt Young (Pauline, l'allenatore di Silvester Stallone, quando interpretava il celebre pugile Rocky) nei panni di un anziano malato di diabete e Ricky Tognazzi in quelli del direttore di banca che concede un finanziamento al protagonista e inoltre Giulia Salerno, Liliana Oricchio Vallasciani, Andrea Mianulli, Giovanna Matechicchia, Luca Avalgiano, Corinne Jiga, Salvatore Cantalupo. Alla sceneggiatura hanno lavorato, oltre che il regista, anche Paolo Rossi, mentre la produzione e la distribuzione sono curate dalla Moviemax.



Ci vediamo domani è una commedia diversa dalle solite italiane, in quanto non parla di sesso e di tradimenti, ma sceglie il tema della morte, come per ridare al pubblico il vero senso della vita, per fargli capire quali sono i veri valori. Bravissimo è l’attore Enrico Brignano, sulle cui spalle poggia tutto l’andamento del film, dato che è onnipresente in tutte le scene: la sua spressività e l’innata simpatia, unita alla sua ottima preparazione tecnica, derivata dall’accademia teatrale di Gigi Proietti fa di lui uno dei migliori attori comici del nostro tempo...

Per altre info si può anche consultare i siti: www.civediamodomani.it e www.enricobrignano.it

(12/04/2013)
Adele Consolo

Senza manette: la vita del Maestro racchiusa in un libro

Muore Califano: un grande poeta e una persona sincera

Non escludo il ritorno... si scriverà sulla sua lapide





Il 30 marzo 2013 è scomparso il Maestro Franco Califano, grande poeta e cantautore, all’età di 74 anni, presso la sua villa di Acilia (vicino Roma), a causa di un cancro osseo. Io che ho avuto la fortuna, in qualità di Giornalista, di incontrarlo tre volte, di sentirlo telefonicamente e spesso anche per e-mail per scambiarci gli auguri in occorrenza delle festività, in questo periodo di Santa Pasqua, ne sento la mancanza, ed è per questo che vorrei omaggiarlo con una recensione sulla sua vita e sul un suo libro autobiografico, “Senza manette”, con relativa intervista, che gli feci qualche anno addietro, e cioè l’8 Maggio del 2008.




Franco Califano, detto anche Califfo” (perchè grande seduttore), è nato a Tripoli il 14 settembre 1938,  ed è stato oltre che un celebre cantautore, anche un poeta, scrittore ed attore. La sua famiglia era originaria di Pagani (in provincia di Salerno), ed egli nacque per caso in aereo sul cielo della capitale libica, a quei tempi territorio metropolitano italiano, acquisito con la guerra italo-turca del 1911. Crebbe e visse per molti anni a Roma, ma trascorse otto anni anche a Milano. Arrestato nel 1970 per possesso di stupefacenti, caso in cui fu coinvolto anche Walter Chiari (assolto con formula piena), finì nuovamente in carcere per lo stesso motivo e per porto abusivo di armi nel 1983, ma questa volta insieme al conduttore televisivo Enzo Tortora (assolto con formula piena e caso emblematico di mala giustizia). Scrisse innumerevoli album di successo, ma fu autore anche di splendide canzoni anche per celebri artisti, tra cui: Mina, Mia Martini, Tiromancino, Ornella Vanoni, Peppino di Capri, Bruno Martino, Edoardo Vianello, Vilma Goich, Caterina Caselli... Come scrittore invece pubblicò oltre sia prosa che poesie: Ti perdo (Diario di un uomo da strada), Il cuore nel sesso, Sesso e sentimento, Calisutra e Senza Manette.




Quest’ultima opera letteraria, edita dalla Mondadori e curata solo nella prefazione da Pierluigi Diaco, descrive “in toto” Franco Califano, in un racconto autobiografico, romantico, cinico, a metà tra l'idealismo ed il materialismo. Tante sono le tematiche trattate: sesso, rapporti sentimentali, vizi e musica. Nel libro emerge tutta la carica emotiva di uomo del popolo, nato a Roma, cresciuto in vari collegi e poi scappato da casa (dopo la morte del padre). Tanti sono le difficoltà che Califano si trova ad affrontare nel corso della sua vita, tra cui problemi gravi di salute e, a causa delle sue cattive compagnie, per ben due volte anche la detenzione carceraria. Schietto e amante delle donne, grazie alle sue canzoni (e adesso anche con i suoi libri) il ''Califfo'' è riuscito a conquistare un ruolo importante non solo per il pubblico che lo ha seguito negli anni del suo boom, ma anche per le giovani generazioni, che lo hanno eletto a loro “Maestro”.




Intervista
   
-Maestro Califano, com'è nata l'idea di scrivere il suo nuovo libro, “Senza manette”?

Franco Califano: E’ nata dall’esigenza di scrivere un libro serio dopo tanti miei libri che parlavano prevalentemente di sesso, come il mio penultimo libro, “Calisutra”. Ci lavoro da tanti anni a questo libro, l’ho visto e rivisto varie volte nel tempo perché quando scrivi un qualcosa nel presente e poi la rileggi dopo qualche anno le sensazioni e le emozioni che provi sono diverse…


-Il giornalista che ha collaborato con lei per scrivere il libro, Pierluigi Diaco, quali spunti le ha dato per i suoi argomenti?

F.C.: Pierluigi ha collaborato con me solo nella parte finale del libro, nella
quale ho riportato un’intervista che mi ha fatto lui poco tempo fa.


-Il libro parla di temi seri, quali l’amore, la povertà, la felicità e anche di problemi personali che le hanno segnato la vita. Ha dedicato un intero paragrafo alla Sicilia, parlando del suo amore per una ragazza siciliana, che si chiama Tonia. Vuole dirci cos’è che l’ha colpita di lei e in generale della Sicilia?

F.C.: A Tonia non ero legato da un profondo amore, ma mi ha colpito da subito la sua dolcezza, timidezza, era una ragazza un po’ sprovveduta alla quale io credo di aver insegnato molte cose… Alla Sicilia in particolare sono molto legato, mi è sempre piaciuta molto, ci sono stato molte volte e ci tornerei volentieri. Sono stato a Palermo, dove ha sede un mio fan club, ma anche in altre città siciliane…la Sicilia è bella soprattutto per la sua storia e per le sue tradizioni.


-In questi anni lei ha scritto tantissime canzoni e anche vari libri. Diciamo che questo è il suo primo libro serio, la sua prima autobiografia. In futuro proseguirà ancora nella sua carriera di scrittore?

F.C.: Si, sono pronto a scrivere un altro libro, credo di avere ancora tante cose da dire…


-Dopo aver fatto il cantautore, l’attore e lo scrittore e dopo aver preso una Laurea ad honorem in Filosofia, quale altra esperienza non ha mai fatto e le piacerebbe fare?

F.C.: Mi sono piaciute tutte le esperienze artistiche che ho fatto sinora…  Mi è piaciuto ad esempio recitare, non ho mai fatto il regista ma non mi piacerebbe farlo… Per un periodo ho fatto il pittore, dipingevo quadri e me la cavavo bene, ero portato, però non ho avuto il tempo per coltivare questa mia attitudine.


-Quali sono i suoi progetti per il futuro?

F.C.: Vorrei continuare a scrivere sia libri che canzoni e fare altre tournée, magari in Sicilia…

(24/03/2013)

Adele Consolo

Tony Sperandeo e Luigi Maria Burruano di nuovo insieme

Pagate fratelli:


 un film su un fatto realmente accaduto, che ci fa riflettere...


  

Il film appena uscito nelle sale, Pagate fratelli, del regista Salvo Bonaffini, approfondisce alcune vicende realmente accadute nel paese siciliano di Mazzarino, che hanno coinvolto negli anni ’60 dei monaci, che hanno fatto da tramite nella richiesta del “pizzo” ad alcuni concittadini. Girato interamente in Sicilia, quasi interamente a Mazzarino, nei pressi di Gela, questo film racconta un episodio di cronaca accaduto tra gli anni '50 e gli anni '60: il processo a carico di quattro frati cappuccini del convento di San Francesco a Mazzarino (in provincia di Caltanissetta), accusati d'omicidio, violenza, estorsione e collusione con la mafia. Dopo un lungo processo e nonostante una sentenza di proscioglimento in 1° grado ottenuta da un tribunale siciliano, i frati furono condannati all’ultimo grado di giudizio presso il tribunale di Perugia, nonostante usufruissero della difesa di due principi del foro.



Il regista Salvo Bonaffini ha ricostruito in un film questa controversa vicenda, lavorando con un cast di attori siciliani molto amati dal grande pubblico, tra cui Tony Sperandeo, Luigi Maria Burruano e Alfredo Li Bassi. Il film ha senz’altro dimostrato che anche nella nostra terra, pur non essendoci i finanziamenti, si può produrre qualcosa di buono a livello cinematografico. Un lavoro non pubblicizzato dalla grande distribuzione e realizzato con molte difficoltà. In particolare, ascoltando le testimonianze di attori e regista, difficile è stato il reperimento dei costumi d’epoca e l’ingaggio di quella parte del cast più nota al grande pubblico. Ciò che più si nota in questa produzione indipendente è la volontà della regia di non perseguire particolari finalità commerciali, di non andare dietro all’ideologia del marketing ma di seguire le proprie emozioni; una storia narrata per passione, col cuore di chi ama la propria terra e desidera svelarne anche gli aspetti più controversi.




Riguardo al film, il regista ha recentemente dichiarato: E’ una storia accaduta nel mio paese, che ha reso popolare Mazzarino affiancato a questa storia dei monaci. Spulciano un poco, leggendo qualche libro, documentandomi su alcuni giornali dell’epoca, mi ha entusiasmato il fatto che dei frati cappuccini, in nome di San Francesco, incominciassero ad essere intermediari tra la mafia ed il popolo, in antitesi a quella che dovrebbe essere la figura di chi riveste un saio”. Inoltre Bonaffini ha aggiunto “All’epoca anche l’opinione pubblica si divise fra innocentisti e colpevolisti, perché questi frati erano amati e avevano molte persone su cui poter contare, una gran parte del popolo che li amava per ciò che rappresentavano. Ho avuto pure la fortuna di intervistare dei poliziotti che seguirono le indagini (hanno circa 97 anni oggi) e raccontano di un carattere di questi frati molto forte, carismatico, convinti di appartenere ad un potere forte e di non poter essere toccati né giudicati. Addirittura, mi raccontava un poliziotto, durante l’interrogatorio uno dei frati si permetteva di prenderli in giro e ripetere di continuo: ‘mi può ripetere la domanda? Non ho capito!’. Un vero e proprio atteggiamento mafioso”. Infine ha precisato: “Dall’altra parte, ho visto quella parte dello Stato –ad esempio il Maresciallo che condusse le indagini, spiega ancora Bonaffini– che ha esercitato una forza positiva, che ha avuto il coraggio di andare fino in fondo. Un’altra cosa che mi colpì tantissimo è il fatto che il Cardinale Ruffini, massimo esponente della Chiesa siciliana, dichiarò che ‘la mafia non esiste’. Queste cose mi hanno fatto pensare e ritenere che sarebbe stato possibile realizzare un film per far riflettere. Molti mi hanno accusato di volere fare un film contro la chiesa, ma non è assolutamente il mio obiettivo. Non ho nulla contro la chiesa, anche la chiesa, al suo interno, ha uomini giusti e uomini meno giusti; quello che condanno io della chiesa è che non ha il coraggio di fare pulizia al proprio interno, di respingere chi, approfittando dell’istituzione, si comporta male. A tutt’oggi la Chiesa copre reati gravissimi come la pedofilia. Parliamoci chiaro, non è ancora una chiesa aperta, vicina al popolo e ai poveri. Il marcio è in tutti i settori, così come ci può essere il poliziotto o l’insegnante corrotto, troviamo anche “uomini di Dio” corrotti”...

(23/03/2013)
Adele Consolo

Confronto tra due grandi personalità: Immanuel Kant e Hanna Arendt

Le contraddizioni di Immanuel Kant...

...e il coraggio di Hanna Arendt




Chi ha nella vita una impostazione, nel senso di concezione, filosofica ispirata ad un razionalismo critico ovvero di fiducia (nonostante tutto) nelle capacità di analisi ma anche di critica della ragione (della quale si può comunque riconoscere le facoltà ma anche i limiti) può facilmente  essere un ammiratore dei filosofi collocabili in tale ambito, fra i quali i principali e massimi esponenti risultano essere: Aristotele, Kant, Popper e Habermas. L'elogio della ragione lo apprezzo anch'io in Immanuel Kant, ma quello che mi urta di questo filosofo da sempre è la sua indecisione: dice una cosa, poi dice il contrario e poi di nuovo il contrario. Non amo le contraddizioni, tutto qua, specie quando sono troppo frequenti. Già ci sono certi politici di oggi a dire tutto e il contrario di tutto e poi non portare avanti nessun valore... Anche se la maggior parte degli amanti della filosofia non hanno il coraggio di andar contro le sue idee perchè è considerato come una specie di “guru”, qualche piccola eco di scetticismo si è talvolta sentita. Ad esempio, Hannah Arendt ritiene di avere individuato una contraddizione in Kant: "Il progresso indefinito è la legge del genere umano; al tempo stesso, la dignità dell'uomo esige che questi (ogni singolo individuo) sia in quanto tale, nella sua particolarità, visto riflettere -ma oltre ogni comparazione e in una dimensione di atemporalità- la generalità del genere umano. In altri termini, l'idea stessa di progresso -se deve essere qualcosa di più di un mutamento di circostanze e di un miglioramento del mondo- contraddice la nozione kantiana di dignità dell'uomo. E' contrario alla dignità umana credere nel progresso. Progresso significa poi che la storia come trama narrativa non ha mai fine. La sua fine è nella sua infinità. Non vi è alcun punto dove potremmo fermarci e guardare indietro con lo sguardo rivolto al passato dello storico" (Hanna Arendt, op. cit. , p.118).


Hannah Arendt (Linden, 14 ottobre 1906-New York, 4 dicembre 1975) è stata una filosofa, storica e scrittrice tedesca, emigrata negli Stati Uniti d'America, da cui ottenne la cittadinanza. I lavori della Arendt riguardarono la natura del potere, la politica, l'autorità e il totalitarismo. Ad esempio nel suo resoconto del Processo ad Eichmann per il New Yorker (che divenne poi il libro La banalità del male-Eichmann a Gerusalemme, del 1963) Hannah ha sollevato la questione che il male possa non essere radicale: è proprio per l'assenza di radici, di memoria, per il non ritornare cioè sui propri pensieri e sulle proprie azioni mediante un dialogo con se stessi, che persone spesso banali si trasformano in autentici agenti del male, come avvenne nella Germania nazista. La Arendt  scrisse anche Le origini del totalitarismo (1951), in cui tracciò le radici dello stalinismo e del nazismo e le loro connessioni con l'antisemitismo. L'opera però che delinea in maniera esemplare la sua teoria politica venne pubblicata nel 1958 con il titolo Vita Activa. La Condizione umana, in cui ella intende recuperare tutta la portata del politico nella dimensione umana nel tentativo di restituire "una teoria libertaria dell'azione nell'epoca del conformismo sociale"... Io personalmente trovo pesante il tentativo di Kant di analizzare e dividere, tramite la ragione, il campo della ragione stessa, dividendola in tante categorie contraddittorie tra loro: preferisco il pensiero dei filosofi antichi, che analizzavano cose più aeree, quali lo spirito, la religione, il senso della vita, oltre che temi impegnati, nel senso di più realistici, come la politica... Ma non sono una persona che pretende di far cambiare idea a chi la pensa diversamente da me, quindi chi ama Kant io lo rispetto, perché rispetto le idee altrui, anche quando non le condivido... E comunque sia, lunga vita alla filosofia!...

(04/01/2013)
Adele Consolo