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Il flusso dell’immigrazione è ormai incontrollabile: ora lo dice pure la sinistra



L’arrivo incessante di migranti, che non vengono redistribuiti in Europa (e restano perciò in Italia), sta portando al collasso molti comuni, tanto che la situazione sembra destinata a diventare sempre piú fuori controllo. Molti sindaci, di ogni tendenza politica (da Alessandria a Gorizia, da Fiuggi a Fiumicino, da Messina alla Val d’Aosta, da Ventimiglia a Treviso) stanno lanciando l’allarme per l’arrivo incontenibile di immigrati, rifugiati e richiedenti asilo. Ne é un esempio la sindachessa di Alessandria, Rita Rossa (PD), la quale, al ministro Alfano che gli spediva 92 migranti in più, recentemente ha scritto che i nuovi arrivi «pongono la nostra comunità in una situazione di grande disagio, perché ci troviamo impossibilitati a gestire una situazione che è divenuta ingovernabile».
Ma protestano anche il sindaco di San Marzano sul Sarno (Salerno), Cosimo Annunziata, e quello di Magenta (Milano) Marco Invernizzi e persino Piero Fassino (l’ex sindaco di Torino) ora lancia messaggi di allarme: «Finora –ha detto– in Italia l’immigrazione è stata governata tutto sommato bene, ma in termini di numeri stiamo arrivando al superamento della soglia che è governabile. Se non lo vediamo per tempo, questo problema rischia di travolgerci».
Guardando i numeri che ha l’Europa, vediamo che l’Italia sta raggiungendo la Germania e la Spagna come meno stranieri ospitati (l’8,3% dei residenti, contro il 9,3 della Germania e il 9,6% della Spagna) e gli sbarchi degli immigrati via via stanno per superare i livelli del 2015 (circa 79mila). I profughi gestiti dal sistema di accoglienza, sono 135.785 persone, mentre coloro che ricevono lo status di rifugiato nel 2015 sono stati 29.630 su 83.200 richiedenti. Il problema è che quei 53mila che non hanno diritto d’asilo non vengono rimpatriati e lo Sprar (il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) non funziona come dovrebbe. C’è, infatti, una sproporzione tra il numero dei migranti inseriti nel sistema Sprar e i rifugiati presenti nelle strutture temporanee e di prima accoglienza: 20.347 contro 113.622.
Per questo il Ministero dell’Interno, d’intesa con l’Anci, sta prediponendo nuove regole ben precise: non più di due o tre persone ogni mille residenti, correttivi per le grandi città. In modo da attenuare i numeri delle metropoli e puntare sui piccoli centri. I Comuni che aderiranno allo Sprar (attualmente sono 800) saranno premiati con la deroga al divieto di assunzioni: potranno procedere a reclutare nuovo personale (cittadini italiani) da impiegare nei progetti di assistenza e integrazione dei migranti e richiedenti asilo. Previsti anche incentivi di carattere economico per le casse comunali c’è la possibilità di foraggiare con 50 centesimi a migrante a titolo di spese generali. La quota verrà detratta dai 2,50 euro attualmente previsti quotidianamente per le spese spicciole (il cosiddetto pocket money o argent de poche, cioè la “paghetta” dei profughi).
Finora solo il 15% dei migranti sono gestiti dallo Sprar, il sistema di accoglienza diffuso. Il resto è di competenza dei prefetti, che intervengono in emergenza e inviano i profughi ai Comuni i quali provvedono (quando è possibile) a sistemarli in pensioni e hotel. Per ogni migrante all’hotel spettano 35 euro da cui vanno decurtati i 2,50 euro del pocket money. Le città che sposeranno il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati verranno esonerate dall’invio coatto di altre unità deciso dai prefetti. È sicuramente apprezzabile la nuova iniziativa delle nostre istituzioni. La volontà di accoglienza ad ogni costo e senza limiti però è fatalmente destinata a scontrarsi con la realtà e se l’Europa non si deciderà una buona volta a porre fine alle intenzioni e alle chiacchiere e non costringerà tutti i Paesi ad accollarsi una quota di migranti (o non prenderà iniziative per frenarne l’afflusso incontenibile), tutti i lodevoli piani elaborati dai buonisti in Italia saranno destinati a “naufragare”…
(10/09/2016)
Adele Consolo

La Lega lotta per i precari della scuola: proposto un nuovo pas per abilitarsi all’insegnamento

La Lega lotta per i precari della scuola
Proposto un nuovo pas per abilitarsi all’insegnamento
La legge è già stata approvata dalla Regione Toscana

E’ stata depositata recentemente alla Camera la mozione della Lega Nord, che propone un nuovo PAS abilitante, in difesa dei docenti precari: i due terzi degli insegnanti che non saranno stabilizzati con il nuovo concorso, a causa dei pochi posti disponibili. Decine di migliaia di insegnanti precari, in seguito al comma 131 della legge sulla cosiddetta “Buona scuola”, dopo 36 mesi di contratti a tempo determinato, rischiano di essere totalmente esclusi dall’insegnamento. Oltre a essere loro preclusa l’assunzione a tempo indeterminato, gli verrà presto negata anche la possibilità di utilizzare contratti a tempo determinato, pur avendo maturato diversi anni di esperienza: a decorrere dal 1° settembre 2016, i contratti di lavoro a tempo determinato non possono superare la durata complessiva di trentasei mesi, anche non continuativi, negando la possibilità di insegnare anche a tempo determinato. Primi firmatari del documento che unifica i testi su seconda e terza fascia d’istituto per il Senato (primo firmatario il presidente dei senatori leghisti Gianmarco Centinaio) e i Consigli regionali, sono il presidente dei deputati leghisti Massimiliano Fedriga e il capogruppo in commissione Cultura Stefano Borghesi.
Le Graduatorie ad esaurimento (Gae) degli insegnanti precari, stando al Consiglio di Stato, sono liste a titolo concorsuale e che questo dovrebbe valere anche per le Graduatorie di istituto (Gi) alla luce della Sentenza n. 7773, 15 febbraio 2012, del Consiglio di Stato, sez. VI, ribadito anche dalla Sentenza n. 5795 del 24 novembre 2014. Quando le Graduatorie permanenti sono state trasformate in Graduatorie “ad esaurimento”, si sarebbe dovuto prevedere quantomeno la possibilità per i docenti delle Gi di iscriversi a concorsi con cadenza almeno triennale e con un numero di posti a bando in grado di garantire un’adeguata immissione in ruolo di abilitati, mentre è stato bandito un solo concorso a cattedra per un numero di posti esiguo, tanto che nemmeno il piano straordinario di assunzioni è stato sufficiente a diminuire le supplenze nella scuola italiana.
Il nuovo concorso, com’è noto, non coprirà l’intero fabbisogno e alla maggioranza degli insegnanti continuerà a essere negata la possibilità di assunzione per scorrimento di graduatoria, poiché potranno entrare in ruolo solo attraverso il concorso, mentre continuano a essere assunti a tempo determinato per svolgere lo stesso lavoro, cosa peraltro praticabile solo fino al raggiungimento dei 36 mesi di servizio. Allo scadere della graduatoria, nel 2017, la III fascia di istituto degli insegnanti precari sarà aggiornata per chi ne fa parte e chiusa a nuovi ingressi e che, in assenza di misure transitorie (la possibilità di abilitarsi), gli iscritti saranno tenuti in un limbo lavorativo, per poi essere spazzati via dal limite dei 36 mesi per il rinnovo dei contratti a tempo determinato anche se svolgono un servizio identico per mansioni e responsabilità a quello dei colleghi di ruolo.
I docenti di III fascia hanno pronti i ricorsi per la richiesta di un nuovo PAS, da avviare con decreto d’urgenza per chi ha maturato 180 giorni di servizio per 3 anni (e addirittura c’è chi chiede lo chiede per 180 giorni per 2 anni) o, in alternativa, per l’ingresso della III fascia con servizio nel 3° ciclo TFA in soprannumero. Negli ultimi anni le abilitazioni all’estero hanno più che dimezzato il loro costo, in quanto con 5.000 euro (alloggio compreso) è possibile abilitarsi in 6 mesi, ottenendo un punteggio superiore al PAS e senza dover effettuare riconoscimenti in Italia, senza contare che, ancora più temibile per l’amministrazione, visti i risvolti economici, potrebbe dannosa per il Governo. Per tutti questi motivi, bisogna assumere, con urgenza, iniziative che proroghino i termini del provvedimento sui Percorsi abilitanti speciali (PAS) per gli insegnanti con adeguati livelli di esperienza della terza fascia di istituto, dal momento che il limite non è perentorio e che lo stesso TFA, descritto come transitorio, di fatto è consolidato, non essendo ancora attuato il DM 249/2010, che prevede le magistrali abilitanti.
Il Consiglio regionale della Toscana ha votato senza fare opposizione una mozione proposta dalla Lega in materia di precariato, grazie soprattutto a Mario Pittoni, responsabile federale scuola per il partito del Carroccio. La mozione riguarda in particolare gli insegnanti precari della terza fascia d’istituto di cui la legge 107 non si è occupata. Commenta Pittoni: “E’ un primo successo, particolarmente significativo in terra renziana, nella nostra battaglia per costringere il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini a esporsi sul futuro di decine di migliaia di docenti precari di seconda e terza fascia, la cui esperienza rischia di andare dispersa”.
“Con la mozione approvata -spiega Pittoni- il Consiglio regionale toscano impegna il Presidente e la Giunta a ‘sollecitare un Decreto del ministro dell’Istruzione che proroghi i termini del provvedimento sui Percorsi abilitanti speciali (pas) per gli insegnanti con adeguati livelli di esperienza’. Si tratta dei precari di terza fascia, oggi confinati in un ‘limbo’ lavorativo senza la possibilità concreta di abilitarsi, che rischiano di essere spazzati via dal limite dei 36 mesi, pur svolgendo un servizio identico per mansioni e responsabilità a quello dei colleghi di ruolo”. Il documento, approvato dal Consiglio regionale toscano potrebbe diffondersi anche in altre regioni italiane.  Con questa iniziativa la Lega spera di poter ottenere qualche significativa modifica alla legge 107 in modo da dare risposta alle proteste che in questi mesi si sono levate da più parti proprio sulla questione delle assunzioni e del precariato.
(09/09/2016)
Adele Consolo

I progetti dell’attore palermitano Angelo Faraci: non idee, ma fatti concreti per rivalutare la Sicilia

I progetti dell’attore palermitano Angelo Faraci:
non idee, ma fatti concreti per rivalutare la Sicilia



Anche quest’estate il promettente attore e regista palermitano Angelo Faraci ha scelto di passare l’estate in provincia di Messina (e più precisamente a Patti), così ho colto l’occasione per fargli una breve intervista sui suoi prossimi progetti. Volto sempre più noto per aver interpretato dei ruoli in fiction di successo nazionale (come “Boris Giuliano”, “Il Commissario Rex”, “Ris Roma-Delitti imperfetti” e “Squadra antimafia”), di recente ha avuto anche successo per il suo film “Ciò che non si vede” (diretto e interpretato da lui), oltre ad altre partecipazioni televisive.

La sua presenza in varie pellicole, oltre a fargli acquistare popolarità nella sua amata terra, ha esportato la sua sicilianità fuori dall'isola (specialmente nell’ultimo anno), facendolo uscire dal suo ruolo di attore caratterista, per approdare a ruoli più seri e impegnati. Se si va oltre i suoi tratti somatici tipicamente siciliani, quasi arabi e il suo volto corrucciato, che talvolta sembra incutere quasi timore, viene fuori il vero Angelo, cioè una persona sensibile, cordiale e sempre disponibile con tutti…


Nei suoi lavori, dove ha curato anche la regia (attualmente 4, tra corti, medi e lungometraggi), tiene a mettere in risalto il suo vero “io”, cioè una persona spiritosa, che ama profondamente la sua terra e che vuole rivalutare, cercando di farla vedere da un ottica diversa da quella che i media spesso descrivono. Per fare ciò ha scelto temi impegnati, su problemi sociali (come la droga e la delinquenza) e ha ripreso posti incantevoli e poco conosciuti della sua terra, per avviare la rivalutazione del territorio Sicilia.

Come dicevamo, si tratta di ben quattro progetti sulla carta, che non sono tanto destinati a gareggiare in festival o concorsi, ma piuttosto si pongono come obiettivo la “visibilità”, tramite una buona pubblicità (su canali locali, emittenti televisive, social e youtube) e questo perché quello che più conta per Angelo non sono i premi e le onorificenze, ma l’affetto del pubblico. In tal modo, a quanto dice Faraci, le sue idee e i suoi punti di vista possono "camminare tra la gente, nel tempo" (alludendo alla celebre frase di Giovanni Falcone “Gli uomini passano, le idee restano e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini”).


I suoi progetti, che ultimamente sono piaciuti a molti e si sono visti anche in tv e al cinema sono, nell'ordine: “Ciò che non si vede” (al cinema e in tv), “Sicilia BEDDA MIA, più ti guardo più mi piaci” (tv), “Natale cometa” (tv) e per il Docufilm (per il cinema e le tv) “La Sicilia quella vera siamo noi”, premiato in terra di Sicilia, per il quale il nostro Angelo è stato premiato con il premio più ambito dagli artisti siciliani, ovvero il premio targa d’argento sezione cinema 2016 come Migliore attore/regista, premio targa d'argento Castagno dei cento cavalli, presso Sant’Alfio, uno splendido comune in provincia di Catania, sotto le pendici dell’Etna.

Si può ben dire che gli ultimi tre anni sono stati per lui indimenticabili, frutto di una lunga carriera, iniziata quasi per caso, tra i quartieri di Palermo.... Oggi non è ancora arrivato all'apice, ma è caparbio, oltre che creativo ed è pieno di idee da sviluppare, sempre in continua crescita e con tanta voglia di fare e di apprendere da chi lo circonda. Fatta questa piccola sintesi dei suoi ultimi anni di gratificazioni, vi anticipiamo che presto ci sarà un nuovo progetto di un film, su temi importanti e che avrà un cast ricco di artisti dal grande talento, per cui Angelo vi consiglia di seguirlo (sulla sua pagina facebook, sul suo blog e sul canale youtube), per scoprire, pian piano, tutte le news che lo riguardano.

  
Intervista:


Adele Consolo: Angelo, come hai passato l’estate? So che un tempo andavi in vacanza sulle spiagge di Mondello oppure di Taormina, mentre negli ultimi anni preferisci venire qui a Patti, come ti trovi in questa zona?

Angelo Faraci: Si, da qualche anno vengo qui… agosto lo passo sempre nel mio amato mare, vicino alle Eolie, anche perché, sin da bambino sono andato ogni anno sotto le pendici del santuario di Tindari, cui sono da sempre devoto.

Adele Consolo: Ti stai rilassando un po’ dalle lunghe fatiche del lavoro dell’inverno?

Angelo Faraci: Mi trovo molto bene da queste parti, ovvero nella cittadina di Patti (Messina), mi sto rilassando, anche se in realtà non ho mai smesso di fare progetti di lavoro. Se ci si impegna tanto, poi dalle idee si sviluppano i progetti e io mi impegno ogni giorno per portare avanti quello in cui credo… infatti sinora l’hanno dimostrato i fatti concreti che se vuoi davvero qualcosa e ci metti tutto il tuo impegno prima o poi riesci, perché “Volere è potere”.

Adele Consolo: La cosa che dimostri di più è l’amore per la tua terra, oltre che per la recitazione…

Angelo Faraci: Io continuerò sempre a  dimostrarlo, amo da sempre il mio lavoro, è la mia vita, come lo è la mia terra, che voglio fare conoscere ed apprezzare da tutti…

Adele Consolo: Vuoi dire qualcosa a chi ti segue?

Angelo Faraci: Porgo un saluto a tutti e un augurio di un’estate esplosiva, sperando che sempre più persone in futuro mi possano conoscere e seguire in tv!

Adele Consolo: Hai in mente qualche progetto nuovo di film, di cui vorresti darci qualche anticipazione?

Angelo Faraci: Ho in mente un progetto, del quale non parlo ancora per scaramanzia, quindi non voglio dire molto, solo che ci sarà qualche attore di rilievo, molto amato al grande pubblico tra i protagonisti… Al mio rientro nella mia amata Palermo inizierò a lavorare intensamente alla realizzazione di grossi progetti che potranno coinvolgere e aprire le porte a tanti giovani siciliani che hanno voglia di farsi conoscere...

Adele Consolo: Ti vedremo presto anche in tv?

Angelo Faraci: A Febbrario del 2017 mi si vedrà di nuovo in tv, nel film "Chiedilo al mare", con Beppe Fiorello. In questo importante film per la Rai sono stato scelto proprio per il mio volto siculo. E già si prevede un boom di ascolti, anche perché tratta un tema attuale, quello dell'immigrazione ed è dedicato alla scomparsa dei profughi a Portopalo, in Sicilia.

Adele Consolo: Per finire, cosa consigli ai giovani che vogliono iniziare la tua stessa carriera?


Angelo Faraci: Ai giovani consiglio di non abbandonate la propria terra, di restare qui e di lottare per farsi sentire, perché qui in Sicilia non manca proprio nulla!…

(22/08/2016)
Adele Consolo

Zone di Milano a rischio “abbandono”: qual'è la peggiore periferia? Proviamo a classificarle

Zone di Milano a rischio “abbandono”:
qual'è la peggiore periferia?
Proviamo a classificarle



MILANO-
Tra gli anni ’50 e ’60, quasi tutte le periferie di Milano sono nate per far fronte alla grande ondata migratoria proveniente dal Sud dell’Italia e quasi tutte sono cresciute sulla spinta della speculazione edilizia, trasformando i quartieri in dei "dormitori", isolati dal resto della città e tale situazione drammatica, con l’impatto migratorio degli ultimi anni (destinato a crescere sempre di più), proveniente dall’estero, rischia di peggiorare di giorno in giorno. Le periferie di Milano (che si assomigliano tristemente un po' tutte) si caratterizzano per un forte senso di appartenenza da parte degli abitanti, per il luogo in cui sono nati e cresciuti, testimoniato dal fatto che ogni quartiere periferico di Milano ha il suo inno, la sua canzone o il suo video identificativo. 

Da Quarto Oggiaro a via Padova, attualmente quali sono le zone periferiche più pericolose della città di Milano? Difficile stilare una classifica, ma vogliamo fare un tentativo, in base a ciò che si dice in rete e a testimonianze raccolte in giro, per strada, sperando che non si offenda nessuno (noi ci atterremo non su fatti concreti, ma solo su tali dicerie e voci di corridoio). Prima di sollevare qualunque sterile polemica, vogliamo precisare che, in alcuni casi, le voci e le leggende che si narrano su alcune periferie le fanno forse percepire come più pericolose di quanto effettivamente siano. La palma di quartiere celebre per la sua pericolosità, secondo molti, sembrerebbe andare a Quarto Oggiaro: estrema periferia nord della città, dove dicono che si concentri la criminalità (anche non piccola) milanese. Qui la situazione non è delle più allegre, ma va anche detto che basta evitare alcune vie ben precise per non incorrere in guai (la parte centrale di Vialba, ad esempio, sembra proprio un quartiere della vecchia Milano, con i negozi sotto i portici e la gente che si saluta).

Anche in via Padova vi è un quartiere che si trova elencato tra le zone da evitare: in questa via stanno arrivando parecchi giovani italiani, attratti dai prezzi bassi (siamo appena fuori dalla circonvallazione) e dall'atmosfera multietnica e questo è allo stesso tempo il punto forte e il punto debole di via Padova, perchè la convivenza tra etnie diverse (ci sono 50 nazionalità diverse) non è sempre facile, e non è così raro imbattersi in risse o litigi. Si segnalano anche la zona di via Varesina e viale Espinasse, vicino alla più nota piazza Prealpi: qui si cita la presenza di bulli agli angoli delle strade, che a volte vanno in giro con dei pitbull, oltre che un'alta percentuale di immigrazione. Sono tante le zone che godono di pessima fama in città, tra le quali ricordiamo Corvetto, Barona, Baggio, via Ferrante Aporti (dietro la Stazione Centrale), ma la verità è che la situazione è la stessa a Milano come in ogni altra grande (più o meno) città d'Europa: i ricchi stanno al centro, mentre i poveri, gli immigrati ed i giovani si rifugiano in periferia e la classe media scappa nell'hinterland. Alcune zone cambiano pelle e si trasformano nel tempo, peggiorando oppure migliorando, a seconda delle amministrazioni (come potrebbe essere in futuro il caso di via Padova).

All'estrema periferia nord-ovest di Milano, c’è il cosiddetto Gallaratese, o meglio conosciuto come Bonola (dal nome del mastodontico centro commerciale, che rappresenta l'unico vero punto di aggregazione della zona). E' uno dei quartieri più grandi costruiti ex novo in Italia, “posizionato” tra la tangenziale ovest, il cimitero maggiore, il Monte Stella e l'enorme parco di Trenno. Quartieri periferici relativamente vicini al Galleratese-Bonola sono il Baggio e il Quarto Oggiaro (mentre il Barona è molto distante da qui). Durante gli anni di piombo, questi quartieri, a maggioranza operaia, erano tra i più politicizzati e a rischio della città: Baggio ha una lunga tradizione di antifascismo, mentre è tra Lorenteggio e Quarto Oggiaro che si sono costituite le Brigate Rosse. Col tempo, però, i protagonisti di quella stagione sono morti o invecchiati, e il maggior benessere economico ha favorito il deteriorarsi della coscienza sociale dei residenti. Quando non sono cadute nelle mani della malavita, queste zone si sono trasformate da quartieri-dormitorio a quartieri-ospizio (è quello che è successo nel Gallaratese, dove ci sono molte parrocchie e farmacie e due strutture per anziani, ma neanche un locale che resti aperto la sera). 

Tutto ciò non ha fatto che accrescere l'isolamento di queste zone: i collegamenti con il resto della città sono stati ridotti e gli autobus di quartiere sono stati soppressi dopo le dieci di sera (oppure non arrivano più fino al capolinea perché i conducenti hanno paura di venire aggrediti). Allo stesso tempo si è dato nuovo impulso all'edilizia popolare, di pari passo alla riqualificazione di determinate zone più o meno centrali che, in vista di Expo, sono state riempite di grattacieli residenziali fuori mercato (come quelli di City Life, da 8.000 euro al mq, in zona Amendola): anche stavolta, si è costruito secondo gli stessi criteri, creando palazzoni orrendi in zone prive di servizi e isolate (è il caso delle nuove abitazioni popolari di via Appennini, nel Gallaratese).

A detta di chi le ha progettate, le popolari di via Appennini sono luoghi dove il concetto di abitare non si estingue nella superficie minima dell'appartamento, ma si estende agli spazi comunitari, ma questi fantomatici "spazi comunitari" sono un giardinetto desolato, un centro commerciale (a chilometri di distanza), o dei sushi. Molte zone periferiche di Milano sono piene di ruderi, palazzi abbandonati da anni o mai finiti (è il caso di strutture come l'ex mercato comunale (QT8), l'ex Palasharp (a Lampugnano), l'Istituto Marchiondi (a Baggio) e quella che doveva essere la nuova stazione di San Cristoforo (a Lorenteggio). 


Il QT8, per citarne uno, è un quartiere periferico costruito nel 1947 in occasione dell'ottava triennale di Milano, che doveva essere un quartiere modello, fatto di villini a due o tre piani, strade pedonali e parchi, ma per la scarsità di servizi (in tutto il quartiere non c'è un solo negozio, né una banca) si è trasformato in una zona morta. Il mercato comunale, l'unico spazio comunitario del quartiere oltre alla chiesa, è fallito ed è rimasto abbandonato: da mesi dicono che ci vivano dei senzatetto. Molto simile è stato il destino del Palasharp, tensostruttura "temporanea" rimasta in piedi per decenni con vari nomi, che un tempo ospitava concerti e feste dell'Unità: per qualche tempo è stato usato come luogo di culto dalla comunità musulmana milanese e poi è stato abbandonato. La giunta Moratti voleva farne "il nuovo polo dello sport milanese", ma dopo la vittoria di Pisapia si era deciso di demolirlo in vista dell'Expo, invece è ancora lì (secondo alcune voci di corridoio, oggi sarebbe diventato un rifugio di senzatetto e di sbandati).

Anche l'Istituto Marchiondi, a Baggio (costruito negli anni Cinquanta), è stato prima un riformatorio, poi un centro di formazione professionale e poi, all'inizio degli anni Novanta, è stato abbandonato. Nel 2009, un campo rom sorto nel frattempo nelle vicinanze è stato sgomberato: c'era un progetto di recupero della struttura che avrebbe dovuto ospitare la nuova sede della facoltà di architettura del Politecnico di Milano e uno studentato da 200 posti, ma alla fine non si è fatto nulla, per i costi eccessivi. Oggi, vi è uno scenario post-apocalittico: tra calcinacci, soffitti crollati e finestre rotte, l'unica traccia di presenza umana nell'edificio è rappresentata da alcune scritte sui muri (alcune di ispirazione fascista, risalenti agli anni Settanta e Ottanta).

Il lento emergere di tendenze “fasciste” è tipico di tante periferie milanesi: qui le nuove generazioni hanno seguito un percorso di crescita più o meno simile. Se i giovani sviluppano tendenze estreme è per reazione a un disagio sociale, difatti non è un caso che i principali movimenti di estrema destra a Milano abbiano tutti sede in periferia (Casa Pound a Quarto Oggiaro e Lealtà e Azione a Bollate) e non è un caso nemmeno se ogni tanto, sulle auto della zona, compaiono dei volantini del Movimento Fascismo e Libertà. Stando ad un recente studio, Milano è la città italiana con la più alta presenza straniera e con la più alta concentrazione di immigrati in periferia (il 95% del totale). In molti quartieri periferici di Milano la presenza di immigrati è un fenomeno diffuso e radicato e l'unica zona in cui la retorica anti-immigrazione sembra funzionare è quella di Loreto e di via Padova (e proprio in questa zona, in piazza Aspromonte, ha sede la sezione milanese di Forza Nuova). Al di là di questo, la cosa che più colpisce, se si fa un giro panoramico delle periferie milanesi, è il comportamento delle istituzioni: sembra quasi che dietro la gestione degli spazi cittadini ci sia una specie di progetto politico (in queste zone, la presenza di tensioni sociali è usata per creare consenso, legittimare e perpetuare questa politica di separazione). 

Mentre le zone intorno al centro vengono riqualificate, la periferia diventa il luogo in cui spostare ogni possibile causa di disagio e conflitto sociale. Solo durante i periodi elettorali, per ripulire l'immagine delle città, si cerca di nascondere la polvere sotto il tappeto, intervenendo sui luoghi più degradati (è anche per questo motivo che, nell'ultimo periodo, si è dato nuovo impulso agli sgomberi dei campi nomadi). Isolate dal resto della città, prive di servizi e di attrattive, le periferie di ogni città vengono troppo spesso ridotte a vere e proprie discariche a cielo aperto, dove poter mettere tutto ciò che potrebbe disturbare i nostri sensi, soprattutto la nostra vista e il nostro olfatto...

(15/06/2016)

Adele Consolo

Qual è il vero volto di Matteo Salvini? Il leader leghista si confessa in un libro

Qual è il vero volto di Matteo Salvini?

Il leader leghista si confessa in un libro






Giorno 5 maggio arriverà in tutte le principali librerie italiane il primo libro di Matteo Salvini o, più precisamente, il primo scritto di suo pugno, con il sostegno del giornalista bergamasco Matteo Pandini e Rodolfo Sala (già redattore a “La Repubblica). Il libro s'intitola “Secondo Matteo-follia e coraggio per cambiare il Paese”, è edito da Rizzoli, conta ben 240 pagine ed ha un costo di 17 euro. Nella sua prima fatica letteraria, il leader leghista racconterà a tutti la sua vita e il suo ambizioso progetto politico, che presenterà in anteprima il 4 maggio, alle ore 11,30, alla stampa estera a Roma.
Matteo Salvini, nato a Milano il 9 marzo del 1973, è del segno dei pesci. Deputato ed europarlamentare, dal dicembre 2013 è segretario federale della Lega Nord, ma non tutti sanno che Salvini ha abbracciato l'amore per la politica aderendo al movimento dei Giovani Padani già nel lontano 2006. Iscrittosi nel 1990 alla Lega Nord, nel 1993 viene eletto consigliere comunale nella sua città, Milano (carica che ha mantenuto fino al 2012). Conosciuto ed apprezzato anche come Giornalista della rivista "Padania" e per la sua presenza a Radio Padania (è Giornalista Professionista), ha ricoperto nel corso degli anni vari ruoli all'interno del partito della Lega, fino ad essere eletto segretario federale nel dicembre 2013, in seguito alle primarie del partito.
Oltre al suo impegno e alla sua passione per la politica, nel testo emergono i suoi affetti, le amicizie, gli amori, insieme anche ad episodi più ludici e disincantati... Tra le altre cose, Salvini racconta di una “trasferta terribile” avuta a Bergamo tanti anni fa, quando andò a vedere la sua squadra preferita, il Milan, giocare contro l’Atalanta. Lui, giovane tifoso milanista, confessa che allora visse uno dei pomeriggi più brutti della sua vita di appassionato di calcio, per i tafferugli causati dagli ultrà atalantini. Chi fosse desideroso di conoscerlo ancora meglio di così, non deve far altro che comprare il suo libro...
(02/05/2016)
Adele Consolo